La xerografia: l'invenzione delle fotocopie

Xerografia: storia, origini ed evoluzione della stampa. Scopriamo insieme alcune curiosità.

Chester Carlson

Il 22 ottobre 2018 è stato l'80esimo anniversario dall'invenzione della xerografia. La data e il luogo della prima fotocopia infatti, risalgono al 22 ottobre 1938, ad Astoria.

Lì, al secondo piano di un appartamento del Queens, il fisico americano Chester Carlson, realizzava la prima copia xerografica a livello mondiale. Non fu molto semplice agli inizi, poiché Carlson non trovò subito aziende disposte a credere nel suo progetto.

Il fisico e avvocato decise comunque di brevettarla nel 1942. La scelta si rivelò giusta, quando due anni dopo, la Haloid Company si propose volontaria per investire nell'idea del fisico. Il nome xerografia deriva dalla parola greca Xeròs, che stava a significare ''secco'': il processo di stampa infatti, si differenziava dagli altri proprio perché evitava soluzioni acquose. La scoperta si rivelò un successo, tanto che Carlson ne fece grandissimi profitti e la Haloid cambiò il nome in Xerox Corporation, dando inizio ad una nuova ala di mercato nel mondo delle stampanti, e ad un processo che ancora oggi è alla base della maggior parte delle stampanti da ufficio e delle fotocopiatrici di tutto il mondo.

Come funziona dunque una stampa xerografica?

La xerografia permette di duplicare un documento stampato sfruttando l’elettrostatica.

La parte principale è formata da un tamburo fotorecettore, il quale avanza durante la scansione. Nella fase di caricamento, viene indotta una carica elettrica persistente, di modo da compensare la perdita di conduzione del selenio, dovuta alla mancanza di luce. Nel frattempo, l'immagine viene letta dallo scanner e proiettata al CCD, il quale la rinvia come segnale digitale alla scheda laser.

Segue poi la fase di esposizione, dove il laser proietta il raggio in direzione dei motori poligonali, che attraverso specifiche lenti, scrivono l'immagine.

La zona illuminata dal raggio laser diventa poi conduttrice azzerando la carica elettrica, formando una sorta di immagine latente in forma di potenziale elettrico. Muovendosi, il tamburo giunge di fronte al distributore di inchiostro, che altro non è che un rullo con carica elettrica opposta a quella del cilindro.

Le particelle del toner verranno così attratte dalla zona in cui la carica risulta nulla, trasformando l'immagine da latente a visibile. Qui siamo nella fase di sviluppo. Nell'ultima fase, chiamata di trasferimento, un foglio di carta passa tra un filo elettrico con una carica elettrica potenzialmente maggiore a quella del tamburo e il tamburo stesso, dove un elettrodo dai margini seghettati favorisce il trasferimento del toner. Tramite poi l'utilizzo di due rulli riscaldati, il fusore di stampa imprime poi l’inchiostro al foglio, lubrificando e pulendo i rulli successivamente.

Al tamburo vengono poi eliminate le tracce residue in inchiostro da una lama di pulizia, per essere poi pronto per una nuova stampa.

La xerografia, infatti, è il fondamento tecnologico di fotocopiatrici e stampanti laser.

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